Aggiornamento audizione DDL povertà

CILAP EAPN Italia 

Roma, 18 Gennaio 2016

Audizione al Senato della Repubblica sui DDL per il contrasto alla povertà.

Nel ringraziare la Presidenza dell’invito all’audizione odierna, Cilap Eapn Italia conferma quanto rappresentato nelle audizioni del 12 e 18 marzo 2015.

A distanza di due anni siamo di fronte ad una situazione normativa diversa: con la legge di Stabilità 2015 è stato predisposto il SIA con l’estensione a livello nazionale, la crisi economica che ha colpito duramente le fasce più deboli del nostro paese persiste; restano garantiti i lavori nel settore pubblico, mentre quelli nel settore privato continuano a perdere forza lavoro anche di alto livello che difficilmente riuscirà a recuperare lo standard occupazione e salariale.

Il DDL 2494 approvato dalla Camera dei deputati in data 14/7/2016 è la proposta che più si avvicina ad una misura nazionale di contrasto alla povertà ancorché non è uno schema di Reddito Minimo Adeguato che Cilap sostiene da molti anni.

I punti di divergenza sono essenzialmente cinque: 1) il Rei è una misura familiare, mentre la povertà tocca anche le persone sole che non sono in grado di lavorare o di attivarsi o che hanno perso il lavoro e non ne trovano uno equivalente in termini economici e di qualità; 2) se il Rei conferma il modello SIA, significa che le famiglie con un solo minore sono escluse sia dal beneficio sia dall’attivazione ad un percorso di inclusione attiva; 3) l’accesso ha una costruzione complessa data dalle Istituzioni in campo: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, INPS, Ambiti/Distretti, Poste, ciascuna delle quale ha procedure operative e burocrazie diverse; 4) non vi sono indicazioni circa l’adeguatezza della misura che per Cilap resta non inferiore al 60% del Reddito mediano nazionale; 5) la copertura non è per tutte le persone in povertà, molte, troppe di loro resteranno fuori dai benefici e a carico delle amministrazioni locali. Crediamo che l’obiettivo 2020 di far uscire 2 milioni e 200 mila persona dalla povertà non sia raggiungibile.

Vi sono degli aspetti positivi di cui teniamo conto: A) il REI/SIA rientrerà nei Leps e quindi in tutto il Paese saranno erogate le stesse prestazioni, fermo restando le differenze operative tra regione e regione, tra ambito e ambito che ci auguriamo siano superate a seguito di un attento monitoraggio della misura complessiva in capo al Ministero del Lavoro e ad una valutazione Parlamentare; B) il DDL è impostato sulla linea dell’Inclusione attiva come da Risoluzione del Parlamento europeo; C) viene valorizzata la programmazione e la governance territoriale.

Chiediamo vengano prese in considerazione le criticità di cui sopra a patto che non si aggiungano modifiche sostanziali che comportino altri passaggi alla Camera dei Deputati. Il rischio, altrimenti è vedere allungarsi i tempi di approvazione.

Vi sollecitiamo una approvazione in tempi rapidi del DDL 2494 anche se tale posizione non significa una approvazione e condivisione da parte nostra. Continueremo infatti a livello europeo e nazionale a richiedere una misura di reddito minimo adeguato per tutti coloro che ne hanno necessità, indipendentemente dall’essere nucleo familiare o persona singola.

In questo momento, con il perdurare della crisi dell’occupazione non ci sentiamo di far pagare a persone che possono essere beneficiarie di REI/SIA allungamenti di tempi le cui conseguenze cadrebbero solo ed esclusivamente sulle persone in povertà.

Per quanto riguarda il DDL 2241 l’analisi di contesto è ben curata e dettagliata; l’articolato invece appare non conforme alle caratteristiche di una legge. Rifiutiamo la logica di un “esercito del lavoro”.

Relativamente al DDL 2437 i destinatari sono le persone in grave povertà (indigenti) sempre con minori a carico. Nell’articolato però i beneficiari sono anche nuclei che hanno un ISEE di 5000 euro (che non presuppone una povertà estrema), così come benefici per ISEE pari a 50 mila euro. I lavori minimi di comunità cui si fa riferimento sono l’equivalente delle borse lavoro che molti comuni hanno abbandonato per la esiguità dei risultati raggiunti, sono soggetti a progetti e quindi hanno un tempo determinato di durata ben lontana da qualsiasi logica di occupazione di lunga durata. Questo tipo di beneficiari hanno strutturalmente difficoltà ad attivarsi da soli e anche a mantenere un “lavoro” stabile nel tempo.

Nei tre DDL si fa poco riferimento all’Europa da cui invece le tre proposte derivano se non per la Carta Europea dei Diritti Fondamentali. In nessuna si fa riferimento alle persone a rischio di povertà, quindi le proposte sono da considerarsi “riparative” di un danno economico e sociale già manifesto, più che ad essere volte ad una prevenzione di una condizione di povertà ed esclusione sociale.

Infine, consideriamo le tre proposte ancora lontane dal raggiungimento degli obiettivi di dignità della persona, di eliminazione delle disuguaglianze, di diritto al lavoro.

Nel caso fossimo posti dinanzi ad una scelta, opteremo per il DDL povertà/Rei/SIA per il quale l’avvio del SIA a settembre 2016 ancorché non stia dando i risultati attesi è l’unica misura che riteniamo abbia un senso, pur se limitato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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